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Cosa sono - I mercati del contadino
Domenica 25 Maggio 2008 16:09

La troppa euforia spesso può confondere le idee e far perdere la via maestra. L’avvio di un mercato contadino, come si sa, presuppone molto semplicemente due figure di fondo: il produttore ed il consumatore. Dato che queste due figure sono presenti ad ogni livello socio-economico, i presupposti di base per costituire un mercato contadino sono abbondantemente presenti ovunque.
NON E’ COSI’ !!!!!!

Il mercato del contadino (Farmers Market) nella sua espressione concreta e reale non è semplicemente la vendita dal produttore-imprenditore agricolo al cittadino consumatore, ma si concretizza in un contesto specifico, particolare, sui generis, ove il consumatore nello stesso momento in cui visita i gazebo dei contadini, percepisce, sente tangibilmente l’azienda o la fattoria agricola, si interfaccia con il contadino produttore, dialogando e creando quel rapporto di conoscenza e fiducia che dovrebbe addurre il consumatore a visite dei campi ove potere vedere e toccare con mano le caratteristiche qualitative dei prodotti, le metodologie colturali seguite dal contadino e quant’altro.

Il mercato contadino, oltre ad assicurare un buon risparmio (almeno il 30%) per il consumatore, può è deve essere un modo per riscoprire la vita dei campi e del mondo rurale. Il consumatore deve risparmiare ferma restando la qualità dei prodotti. Se si abbassa lo standard qualitativo tutto diviene un raggiro. Quindi fenomeno economico ma anche sociale, un modello da sviluppare non ovunque e comunque, altrimenti si rischiano di perdere i su citati connotati per attivare tipologie di mercato che finalizzano solamente una schematica riduzione dei costi mediante la semplice eliminazione delle intermediazioni parassitarie. E ciò non è sufficiente, stante che nel medio lungo termine i produttori contadini potrebbero essere surrogati, sostituiti da nuove figure professionali attivanti processi di vendita di prodotti a più basso prezzo solo perché di qualità scadente. Se ciò fosse non si è finalizzato l’obiettivo da raggiungere.

Allora, gli addetti ai lavori, facciano in modo che vengano opportunamente considerate ed applicate, oltre la normativa prevista dalla vigente legislazione in materia, alcune regole a mio parere essenziali. Vediamone qualcuna:
a) Il farmers market deve essere organizzato (e non gestito) dalle organizzazioni professionali oppure da associazioni del mercato contadino costituite in forma semplice, localmente, dai contadini produttori.

b) Deve essere diretto da un direttore del mercato contadino, il quale:

  1. organizza logisticamente il mercato, le vendite, provvede alla turnazione dei produttori, ecc.
  2. controlla i prodotti sia nel mercato che nei campi, accerta l'effettiva provenienza aziendale, le tecniche colturali, ecc.
  3. elabora un catasto del mercato con indicate le superfici interessate, le produzioni previste, i periodi produttivi e quant'altro.
  4. organizza le attività promozionali e l’animazione del mercato.
  5. impone il rispetto delle regole e pertanto è la figura chiave di garanzia sia dei consumatori che dei produttori.

c) Il mercato contadino deve avere cadenza settimanale (il sabato o la domenica) nello stesso sito di vendita. Cadenze più lunghe (quindicinali) creano problemi logistici ai produttori, costretti a portare ai soliti mercati la quasi totalità del prodotto, demotivandone la presenza nel mercato contadino.

d) Il mercato contadino deve essere organizzato anche in forma itinerante in modo da potere essere periodicamente presente in ambiti diversi dalla sede ordinaria e comunque sempre nel territorio provinciale.

e) Il mercato contadino deve essere espressione produttiva territoriale ed al più provinciale. Il mercato contadino non vende l’universalità dei prodotti ma solamente quelli del territorio.

f) Le aziende produttrici associate debbono preferibilmente essere ubicate il più vicino possibile al mercato e debbono ordinariamente avere carattere di stagionalità. Se l’azienda esaurisce i propri prodotti esaurisce per quell’anno la presenza nel mercato.

g) Il mercato contadino deve disporre non oltre di venti-trenta punti vendita e di non oltre tre-quattro gazebo di vendita per tipologia di prodotto. L’esiguità dei punti vendita garantisce una conoscenza ed una collaborazione tra i produttori evitando anomale infiltrazioni; incrementa le vendite per singolo produttore tutelando l’interesse alla presenza nel mercato. Nei grandi centri (più sensibili ad anomalie di processo e di prodotto) possono essere attivati diversi mercati contadini delle medesime caratteristiche. Evitando
le mega concentrazioni si assicura una semplicità operativa e si garantisce la qualità e la bontà dei prodotti.

h) Gli incentivi pubblici siano riferiti alla sola fase di avvio del mercato contadino e tutt’al più alle iniziative promozionali, altrimenti alterano il normale processo di sviluppo e rischiano di farlo insabbiare nelle secche della burocrazia. Il mercato contadino dopo l’avvio deve entrare nella filosofia di qualunque libero mercato, non condizionato e non condizionabile, tanto meno da “comitati” precostituiti, ma deve essere l’espressione di quei contadini che sinergicamente promuovono la vendita sia tramite specifiche associazioni di quel mercato contadino anche collegate alle associazioni di categoria ed inoltre dalle amministrazioni che ne hanno curato e sostenuto l’avvio. Se tutto ciò è a Mantova, a Coburg (Germania) ed in altri mercato contadino, perché non in Sicilia?

Se i mercati contadini saranno programmati come mercati contadini allora tale forma di vendita non può che trovare generale consenso da parte di tutti, dico di tutti i consumatori e non solo per l’aspetto economico.
Al risparmio si sommerà anche il piacere dei consumatori, una volta la settimana o quando ne avranno voglia, di fare una passeggiata sotto casa o in un mercato contadino dei paesi vicini, in un luogo ove vengono venduti solamente prodotti delle fattorie agricole, con la presenza dei contadini veri, ove sono percepibili e tangibili gli odori e i sapori della fattoria rurale, ove rievocare e rinverdire i gusti delle nostre tradizioni alimentari.


 

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