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“Dal campo al banco”, “Dalla campagna alla tavola”, “Dall’orto alla busta della spesa”. Sono solo alcuni dei titoli euforistici che a caratteri cubitali da alcuni mesi si rincorrono sulla rete internet, sui giornali specializzati, in televisione. Un vero e proprio bombardamento mediatico, di sicuro effetto, utile per diffondere la nuova “buona novella”: l’arrivo dei farmers’ markets in Italia e in città!
Il farmer’s market rappresenta quella particolare forma di commercializzazione dei prodotti agricoli (ed agro-alimentari) che consente di accorciare la filiera, di creare un circuito breve per la vendita diretta dal contadino-produttore all’acquirente-consumatore. Una formula che piace moltissimo alla Coldiretti, che è praticata con successo in molti Paesi UE e non, e che è stata ufficialmente introdotta in Italia dalla Finanziaria 2007 a cui ha fatto seguito il decreto attuativo del MiPAAF del 20 novembre 2007. Il motivo ispiratore di tale decreto è stato: meno burocrazia, regole più semplici per liberare le potenzialità e le capacità inespresse dell’imprenditore agricolo, attuazione completa del decentramento verso le regioni e gli enti locali, sensibile riduzione dell’inquinamento (la merce viene trasportata una sola volta), abbattimento dei costi di trasporto con conseguente risparmio sul prezzo finale per il consumatore. Proprio riguardo a quest’ultimo punto è bene soffermarsi per fare dei distinguo. E’ vero che nei farmers’ markets gli agricoltori offrono insalata, zucchine, pomodori a prezzi bassi, inferiori persino a quelli della GDO e dell’ingrosso, ma è anche vero che ci sono prodotti dove l’agricoltore non riesce a fare la differenza. E’ a quel punto che chi sceglie di acquistare direttamente dal produttore lo fa non più per motivi meramente economici, di risparmio, ma per il gusto di accaparrarsi un prodotto fresco, di qualità, locale, tipico, in un’unica parola: “edonistico”. Per far luce sul fenomeno bisogna esplorare a fondo le motivazioni e le aspettative del consumatore che si reca presso il farmer’s market. Un’indagine condotta da Agri2000 durante la manifestazione SANA[1] del settembre 2006 su un campione di 1200 visitatori ha messo in evidenza che la domanda di qualità e freschezza dei prodotti sono la principale motivazione d’acquisto per il 70% degli intervistati; il 43% hanno indicato anche la possibilità di instaurare un rapporto diretto con i produttori e il 25% la volontà di sostenere l'economia agricola locale. La convenienza è solo al quinto posto, con il 14% delle preferenze, preceduta dalla maggiore sicurezza alimentare indicata dal 19% degli intervistati. Da questa indagine emerge dunque un “nuovo” consumatore con forti aspettative per la qualità del prodotto, ma anche per l'esperienza che si appresta a vivere recandosi in un farmer’s market. Questo consumatore evidenzia anche aspetti etici, in parte legati alla consapevolezza del ruolo di salvaguardia del territorio e delle tradizioni svolto dalle imprese agricole, mentre il prezzo sembra non essere una delle principali motivazioni.I risultati di un’altra indagine condotta da PeopleSWG[2] evidenziano che il consumatore italiano si caratterizza per: una generale diffidenza verso gli OGM; una forte attenzione alle problematiche della qualità e della sicurezza dei prodotti agro-alimentari; un crescente e diffuso interesse per le scelte di tipicità nell’alimentazione; una forte domanda di informazioni sulle proprietà del prodotto; una maggiore richiesta di garanzie e di certificazione (di prodotto e/o di sistema, rintracciabilità).
Dai risultati dell’indagine risulta anche che per i consumatori italiani la qualità del prodotto agro-alimentare significa: Dai risultati di un’altra indagine, condotta dall’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali (IRES)[3], emerge che l’87,4% dei consumatori considera il sistema produttivo “molto rischioso” e che il 75,8% di essi si manifesta “ansioso” nell’assumere i cibi. Tutto ciò si traduce in una richiesta di maggiore qualità, per la quale quasi la metà degli intervistati (45,2%) si dichiara disposta a pagare un premium price. I principali elementi di rischio sono costituiti: dall’uso di prodotti chimici (95,2%); dalla presenza di OGM (88,3%); dal sistema di trasporto (82,1%); dalla gestione dei punti vendita (76,4%); dalla produzione in paesi extra UE (75,6%); dall’assenza della marca (52,6%).In ultimo, l’indagine Eurobarometro[4] ha fornito utili indicazioni sulla percezione dei rischi per la salute da parte dei consumatori europei (25 Paesi dell’UE).Il 42% della popolazione dell’UE si dichiara preoccupata circa la sicurezza degli alimenti per la salute. Tuttavia, la maggioranza dei consumatori associa il consumo di prodotti agro-alimentari al gusto e al piacere. Infatti, alla domanda, “Pensando al cibo quali parole ti vengono in mente per prime?” il 31% degli intervistati risponde il gusto, il 29% il piacere, il 27% la fame, il 19% la salute, il 15% la necessità, il 10% la convivialità, il 9% la dieta.In sintesi, il “nuovo” consumatore che preferisce alla GDO e al dettaglio tradizionale l’acquisto diretto nei farmers’ markets, è una figura molto esigente e complessa, alla continua ricerca di esperienze, sensazioni, emozioni, natura, cultura; è attento alle informazioni sulle caratteristiche del prodotto; è attento alla qualità, non solo chimico-fisica e organolettica del prodotto, ma anche edonistica cioè connessa agli aspetti salutistici, alla qualità del territorio di origine, alla tipicità, al contenuto etico del prodotto, etc.Tutto ciò evidenzia la presenza di un potenziale di bisogni insoddisfatti intorno ai quali è possibile costruire percorsi di sviluppo dell’offerta in grado di soddisfarli, facendo leva sulle potenzialità presenti nelle diverse realtà produttive, territoriali e ambientali dell’agricoltura italiana.Ecco allora che i farmers’ markets si impongono sulla scena come miglior strumento per raggiungere un duplice obiettivo:· dar modo all’imprenditore agricolo di uscire dalla propria azienda per insinuarsi nel mercato alimentare senza comunque entrare in diretta competizione con i commercianti professionali, ma bensì occupando quelle nicchie da questi trascurate (con evidenti vantaggi reddituali); · allo stesso tempo, far in modo che il “nuovo” consumatore possa considerare il farmers’ market sotto casa, come punto di riferimento per l’acquisto di quei “nuovi” prodotti agricoli che difficilmente riesce a reperire altrove.
SANA, Salone Internazionale del Naturale - Alimentazione, Salute, Ambiente (Bologna, 7-10 settembre 2006). I risultati di questo studio commissionato dal MiPAF alla "Peopleswg" di Trieste sono stati illustrati al Convegno nazionale promosso dal ministero delle politiche agricole e forestali sul tema "La nuova agricoltura: ascoltare il futuro”. L’obiettivo del convegno è stato quello di “fare una riflessione sulle prospettive del settore, basandosi sui risultati di uno studio che descrive i mutamenti profondi intervenuti nella sensibilità sociale di fronte alle grandi questioni legate al settore agricolo e alimentare”. Roma, 13 marzo 2001. Indagine condotta dall’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali (IRES), Gli italiani a tavola. Stili di consumo e rischi alimentari nel 2005 con un questionario somministrato ad una campione di 750 individui, sull’intero territorio nazionale. La ricerca è stata commissionata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) unitamente alla Direzione Generale Salute e Tutela dei Consumatori (DG SANCO) della Commissione Europea. Febbraio 2006.
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